venerdì 27 febbraio 2009

...un pizzico di pedagogia


VOLEVO RICORARE IL PENSIERO PEDAGOGICO CHE CI HA LASCIATO MARIA MONTESSORI (31/08/1870-06/05/1952) ILLUSTRE IMMAGINE DEL PANORAMA EDUCATIVO MONDIALE NONCHÉ’ EMBLEMA DELL’EMANCIPAZIONE FEMMINILE.
AL CENTRO DI QUESTO PENSIERO SI TROVA IL BAMBINO INTESO COME ESSERE COMPLETO, CAPACE DI SVILUPPARE ENERGIE CREATIVE E IN POSSESSO DI DISPOSIZIONI MORALI, QUELLE CHE L’ADULTO COMPRIME DENTRO DI SE EVITANDO DI ESTERNARE.
L’ADULTO (GENITORE/EDUCATORE) TENDE A REPRIMERE LA PERSONALITÀ’, LA CREATIVITÀ’ E LA CAPACITA DI PROVARE EMOZIONI PROPRIE DEL BAMBINO. SPINGEDOLO SPESSO A VIVERE IN UN AMBIENTE A MISURA DI ADULTO E NON A MISURA DI BAMBINO.
IL PRINCIPIO FONDAMENTALE DELL’EDUCAZIONE DEV’ESSERE LA LIBERTÀ DEL’ALLIEVO TALE DA FAVORIRE L’ESPRESSIONE DI TUTTE LE POTENZIALITÀ’ DEL BAMBINO’.
LA LIBERTÀ SI DEVE SVILUPPARE IN UN AMBIENTE DISCIPLINATO. PERCHE’ SOLO ATTRAVERSO LA DISCIPLINA IL BAMBINO IMPARA A GESTIRSI NEL CONFRONTO CON GLI ALTRI, CON I COMPITI CHE DEVE SVOLGERE ED IMPARA A SEGUIRE LE REGOLE DI VITA.

venerdì 20 febbraio 2009

VI PRESENTIAMO UN' AMICA...

...ANZI SI PRESENTA DA SOLA

Ciao a tutti, sono GiuliA!
Scrivo dalla lontana Palermo dove studio per diventare fumettista e illustratrice.
Oltre ad essere appassionata di disegno lo sono anche della pallavolo, il mio sport preferito!Ho praticato la pallavolo per ben 12 anni, arrivando fino alla serie C, ma purtroppo da due anni ho dovuto smettere a causa di un problema al ginocchio sinistro.
Sto cercando di curarmi nella speranza di tornare, un giorno, a giocare, perché mi manca davvero tanto il gioco di squadra!
I disegni che vi propongo sono appunto sul tema della pallavolo. Sono solo schizzi, peraltro un po' vecchiotti, e confesso che ormai non mi piacciono più molto.
Rappresentano me (moooolto abbellita XD) nei bei tempi in cui giocavo. Spero vi piacciano!
Grazie per il vostro supporto, e grazie soprattutto a Sara per avermi contattata!

Buona pallavolo a tutti ;)

GiuliA

http://www.giuliaadragna.blogspot.com/ot.com

mercoledì 11 febbraio 2009

Genitori allo stadio - Parte seconda

Il genitore apprensivo

Caratteristiche
Il genitore apprensivo si riconosce da certi atteggiamenti tipici che lo caratterizzano. Permette al figlio di praticare uno sport solo perché spinto dalle pressanti richieste del pediatra. Di conseguenza, non è assolutamente convinto che quello che «il suo bambino» sta facendo possa davvero migliorare la sua salute e, anzi, è piuttosto terrorizzato dalle conseguenze negative: «Con tutto quel sudore al primo colpo d’aria mi prende la polmonite…». Trasmette ansia a tutti i vicini con domande insistenti e spesso prive di senso logico, non urla, difficilmente inveisce e nella restante parte del tempo prega che non succeda nulla. È uno fra i terrori dell’allenatore, braccato per avere rassicurazioni sulle condizioni fisiche del figlio e sulla sicurezza dello sport. Diventa anche l’incubo del ragazzino: infatti il genitore apprensivo lo segue e insegue ovunque, con l’accappatoio in piscina, con il giubbotto fuori dal campo, con ginocchiere e altre protezioni prima delle gare, degli allenamenti e delle partite. Se lo sport è all’aperto e piove inizia a chiedere il rinvio causa maltempo o la sospensione.
Se il piccolo sportivo subisce un infortunio, seppur lieve, grida al 118 e al «Te l’avevo detto io che è pericoloso…», disperandosi senza fine. L’apprensivo è l’unico nella categoria dei genitori che non tifa con estremo entusiasmo e spera segretamente che il figlio si stanchi dello sport e torni a un’attività più sicura.

Conseguenze
Il genitore apprensivo spesso riesce nella sua opera di convinzione e ottiene che il figlio abbandoni l’attività sportiva. È molto facile che il ragazzino finisca per assorbire gli stessi assurdi timori e che si convinca veramente che lo sport sia pericoloso. Inoltre vedendo i suoi compagni praticarlo con normalità può pensare di essere cagionevole di salute e, quindi, non in grado di fare ciò che fanno loro. In realtà soltanto certe discipline – e soltanto a certi livelli – possono diventare rischiose per la salute: una regolare attività migliora davvero la salute psicofisica. Insomma «mens sana in corpore sano». Senza dimenticare l’importanza dello sport per la formazione del carattere, la scoperta dell’amicizia e del gioco di squadra.

CIRCUITO REGIONALE MINIVOLLEY 2008/2009


sul sito della federazione umbra http://www.fipavumbria.it/ è stato pubblicato il calendario del circuito regionale di minivolley come sotto riportato.
La federazione ricorda che le adesioni per organizzare una tappa del circuito stesso sono ancora aperte
VOLLEY TEAM ORVIETO PAL. CICONIA 08/02/2009 15,304

AS TRASIMENO VOLLEY PALAZZETTO CASTIGLIONE D.L. 08/03/2009

VIS FOLIGNO PALAZZETTO SANTO PIETRO 29/03/2009

BRUNELLI NOCERA UMBRA PAL. NOCERA UMBRA 05/04/2009

AMERINA PALLAVOLO PALESTRA SCUOLA MEDIA 26/04/2009

ASD VITT CHIUSI PALAZZETTO POGGIOGALLINA 10/05/2009

POL. MAGIONE PALAZZETTO MAGIONE 17/05/2009

UISP VOLLEY UMBERTIDE PALAZZETTO VIA MORANDI 17/05/2009

MARCONI MM SPOLETO PALAZZETTO PALAROTA 17/05/2009

COMUNE DI BASTIA- ASSISI UMBRIA FIERE 02/06/2009

martedì 10 febbraio 2009

TOPOLINO: UNA STORIA TUTTA... MINIVOLLEY


TOPOLINO n° 1456/1457 del 23/10/1983
Molti di voi avranno letto TOPOLINO almeno una volta. No?
Io perlomeno si, e mi piace ricordare i pomeriggi, quando mia mamma, tornando dal lavoro, mi riportava a casa qualche MITICO FUMETTO " USATO " preso in edicola.
Tra questi c'erano due NUMERI dedicati al MINIVOLLEY, sviluppati in collaborazione co la FEDERAZIONE ITALIANA PALLAVOLO. La storia vedeva impegnati QUI QUO QUA ( nipoti di PAPERINO ) nell apprendimento dei fondamentali di gioco e in appassionate gare, esaltando i VALORI del MINIVOLLEY e dello sport in GENERALE.
Al momento pubblico la COPERTINA trovata in rete ma mi sono ripromesso di cercare queste due PERLE e di pubblicarle in queste pagine.
P.s. TOPOLINO era letto da MIGLIAIA di RAGAZZI e RAGAZZE tutte le SETTIMANE e per l'epoca diede una GRANDISSIMA VISIBILITA' al nostro MOVIMENTO.....
VLRNL

domenica 8 febbraio 2009

Genitori allo stadio - Prima parte

Caro genitore, caro insegnante, caro allenatore, caro sportivo, caro studente, ti offriamo, senza offesa, un piccolo compendio semiserio delle tipologie di “genitori da stadio”, intendendo con “stadio” tutti quei luoghi nei quali i genitori vanno ad assistere alle imprese sportive dei loro ragazzi.
Il nostro intento è quello di farti riflettere su come tante buonissime intenzioni (lo sport fa bene, aiuta la crescita, migliora il carattere, aggrega, educa alla sconfitta, etc. etc…) finiscano dimenticate al primo diverbio con l’allenatore, offuscate alla vista dell’odioso arbitro e disprezzate di fronte al primo insuccesso del giovane atleta e della sua squadra. Questo certo senza voler in alcun modo condannare tutti quei genitori che pazientemente sabato dopo sabato, domenica dopo domenica si sacrificano per accompagnare e incitare i propri figli anche in trasferta. Siamo più che convinti che il loro ruolo sia fondamentale e insostituibile nella scelta e nella pratica sportiva del ragazzo. Non bisogna mai dimenticare infatti il ruolo centrale di mamma e papà nella formazione del carattere del figlio e che il loro esempio può diventare un pratico insegnamento di vita. Proprio per questo vogliamo sottolineare quei comportamenti che non aiutano la crescita dei ragazzi, ma piuttosto vanificano la loro passione per il gioco e, soprattutto, costituiscono un pessimo modello educativo. Lo sport, a nostro avviso, dovrebbe essere vissuto come ulteriore strumento di formazione e non solo come una competizione estrema che ne escluda l’elemento ludico e gioioso. Per di più dovrebbe essere insegnato che il risultato è importante quanto l’impegno e il divertimento, e che l’avversario non deve essere odiato, ma rispettato e ammirato per le sue qualità. Talvolta tutto questo viene perso di vista, e le conseguenze possono essere anche molto preoccupanti: lo sport si tramuta in stress e come tutte le attività stressanti è vissuto come un incubo da cui fuggire.

Il genitore mister

Caratteristiche Il genitore mister è facilmente riconoscibile: per tutta la partita urla consigli tecnici, tanto al figlio quanto ai compagni di squadra e, soprattutto, all’allenatore ufficiale. È fermamente convinto che tutto andrebbe meglio se le operazioni sul campo fossero dirette da lui, visto che l’altro (il coach reale), ovviamente, è senza dubbio un incompetente raccomandato da qualcuno. Così per l’intera durata del match, che sia di calcio o basket non importa, snocciola schemi, azioni, mosse e metodi per fregare l’arbitro e gli avversari. Per il genitore mister conta unicamente il risultato. Se questo è negativo chiaramente il colpevole è uno solo, per la formazione, la tattica (se è a uomo doveva essere a zona e viceversa) e le sostituzioni poco strategiche. I giocatori potevano essere infatti sfruttati meglio e non hanno nessuna colpa: «Del resto, messi in campo così male…». Se invece i bambini vincono il merito è tutto loro. Le critiche mosse all’allenatore ufficiale passano spesso il limite, sia della decenza sia dei decibel. Anche a casa e prima e dopo la partita o la gara il genitore mister non manca di riempire la testa del figlio con ottimi consigli da mettere in pratica anche contro il volere dell’allenatore.

Conseguenze

Il genitore mister non aiuta il figlio a imparare a rispettare le scelte tecniche dell’allenatore, anche se queste a prima vista possono sembrare discutibili. A differenza di quanto non accada tra i professionisti, il coach di ragazzini ha come scopo non soltanto il risultato ma soprattutto la valorizzazione di ogni singolo giocatore e la sua personale crescita sportiva. Per questo tutti troveranno sempre posto in squadra e ognuno potrà dare il suo contributo in proporzione alle sue capacità tecniche.
Inoltre, l’allenatore, se non denigrato, potrebbe diventare per il giovane un ulteriore modello educativo da cui prendere esempio e di cui fidarsi, e non soltanto a livello agonistico. Questa possibilità viene negata dalle pesanti critiche del genitore che forse non accetta di essere relegato solo nel ruolo di spettatore. Per di più se il ragazzino non impara ad accettare le decisioni del mister (quello vero) proseguendo la carriera sportiva incontrerà sempre più difficoltà. Nelle peggiori delle ipotesi questa insofferenza per l’autorità potrebbe ripercuotersi anche nella vita di tutti i giorni.

segue....

venerdì 6 febbraio 2009

Le origini della pallavolo

Esistono stampe napoletane del XVII secolo che mostrano atleti intenti a giocare ad uno sport molto simile alla nostra pallavolo. E non è difficile immaginare che questo sport possa vantare origini nel Medioevo. La nascita ufficiale della pallavolo, tuttavia, si colloca attorno al 1895: in un college del Massachussets, negli Stati Uniti, William G. Morgan - docente di ginnastica (foto a destra) - elabora una versione particolare del già esistente faustball nato in Germania qualche anno prima. Rispetto alla disciplina esistente quella del professore americano si basava sulla caratteristica fondamentale della pallavolo moderna, cioè - come dice anche il nome - sul divieto di far toccare terra alla sfera nella durata degli scambi. E il giocatore non poteva palleggiare più di una volta consecutiva. Un aspetto che pose questo nuovo sport (il cui primo nome fu Minonette) a molta distanza da tutti gli altri stava nel divieto del contatto fisico tra avversari. Per praticarlo occorrevano prontezza di riflessi, agilità, elevazione piuttosto che forza bruta, prestanza fisica e massa muscolare.

Fu vera rivoluzione importata anche grazie ai soldati statunitensi della Prima guerra mondiale.Precisione, importanza della tattica, coordinazione: aspetti che conquistano presto anche il Vecchio Continente. La pallavolo debutta nel 1913 in oriente (Cina e Filippine adottano il sistema con 16 giocatori per squadra) e un anno dopo in Inghilterra. Nel 1920 è redatto il regolamento ufficiale, poi modificato nel 1926 George J.Fisher (foto): si stabiliscono la misura del campo di gioco (10,50 x 18), l’altezza della rete (2,44m dal suolo) e sono introdotte regole per le squadre (composte da 6 giocatori con possibilità di sostituzioni e rotazione in campo) e per le partite (al meglio di 3 set da 15 punti ciascuno). La pallavolo si diffonde a macchia d’olio ovunque; nel 1947 si costituisce la Federazione Internazionale che solo due anni dopo può organizzare i primi Campionati maschili a Praga (li vince l’Unione Sovietica). I Mondiali femminili esordiscono nel 1952. Nel 1964 la pallavolo è disciplina olimpica.

VLRNK

giovedì 5 febbraio 2009

sviluppo e gioco di squadra


...molti autori sono concordi nel riconoscere il ruolo fondamentale - nella formazione del senso di adattamento e di integrazione sociale (gessel e bruner) - ai giochi di squadra come il minivolley, che viene seguito con particolare attenzione e apprezzato a partire dai 7/8 anni. infatti proprio attraverso il gioco di squadra, le regole e la collaborazione, il bamino comprende e fa esercizio di solidarietà, di rispetto dei limiti e superiorità proprie e dei compagni. è proprio dalla limitazione di a favore degli altri e dal valore dell'appartenenza al gruppo e alla squadra, che nascerà la cosapevolezza del ruolo e della valenza educativa, oltre che tecnica, nella strutturazione della personalità, nella prefigurazione dei ruoli: elementi che saranno utili al bambino nel gioco del minivolley, così come al ragazzo nello sport e infine all'uomo nella vita....

tratto da il minivolley di pittera/pedata/ligas/pasqualoni edizioni calzetti e mariucci